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Nota tecnica · Rischi di un metodo di investimento

Vendere assicurazioni sul mercato azionario

Cosa succede davvero al tuo conto quando applichi un metodo di vendita sistematica di opzioni put. Spiegato senza gergo, con i prezzi reali di oggi e settantasei anni di storia dei mercati.

Per chi sta valutando un percorso formativo sul trading in opzioni

  • S&P 500 a 7.707,98 · VIX a 15,4 · chiusura del 19 agosto 2026
  • Prezzi delle opzioni rilevati dal book Interactive Brokers il 20 agosto 2026
  • Simulazioni su 19.279 sedute di borsa, dal 3 gennaio 1950 a ieri

Documento didattico. Non è consulenza finanziaria né una raccomandazione.

19.279
Sedute analizzate
20.000
Simulazioni a 10 anni
76
Anni di storia
98,2%
Rovina a leva piena
01
Il punto di partenza

In una frase: stai vendendo un’assicurazione contro i crolli di borsa.

Tutto il resto è vocabolario. Se capisci questa frase, hai capito il metodo, il suo pregio e il suo unico, serissimo difetto.

Quando qualcuno teme che la borsa crolli, può comprare una protezione: uno strumento che vale zero se tutto va bene e vale tantissimo se arriva il disastro. Si chiama opzione put. Funziona esattamente come la polizza sulla tua auto.

Il metodo che stai valutando ti mette dall’altra parte del tavolo: tu sei la compagnia assicurativa. Incassi il premio ogni mese. Nella stragrande maggioranza dei mesi non succede niente e il premio te lo tieni. Ogni tanto, però, arriva il sinistro, e il sinistro lo paghi tu.

La domanda giusta non è «funziona?». La risposta è sì, funziona, ed è una strategia usata davvero dagli investitori professionali. La domanda giusta è: quando arriva il sinistro, la mia compagnia assicurativa ha abbastanza soldi in cassa per pagarlo?

Le pagine che seguono rispondono a questa domanda con i numeri. Non con opinioni, non con testimonianze: con il prezzo reale di un’opzione oggi sul mercato e con la storia vera dell’indice americano dal 1950 a ieri.

Una differenza che conta più di ogni altra

Una vera compagnia assicurativa ha migliaia di polizze indipendenti fra loro: se brucia una casa a Torino, non brucia anche quella di Palermo. Chi vende opzioni sull’indice ha invece una sola polizza, sempre la stessa, rinnovata ogni mese sulla stessa cosa. Non è la compagnia diversificata: è quella che ha scritto tutte le polizze sulla stessa costa esposta agli uragani. Finché il tempo è bello incassa benissimo. Poi arriva l’uragano.

Grafico del risultato di una put venduta al variare dell’indice: una linea piatta a +3.045 dollari sopra il prezzo di esercizio 7.325, e una discesa senza limite sotto, fino a −190.000 dollari con l’indice a 5.400 punti.
Profilo di guadagno e perdita dell’operazione tipo, con i prezzi reali di mercato rilevati il 20 agosto 2026. La forma non cambia mai: si guadagna poco e sempre la stessa cifra, si può perdere molto e senza un limite prefissato.
02
L’operazione, coi numeri di oggi

Ecco esattamente cosa faresti, e quanto ti verrebbe accreditato.

Prendiamo il caso reale. Oggi l’indice S&P 500 vale 7.708 punti. Il metodo dice: vendi un’opzione put con scadenza fra un mese, a un prezzo di esercizio lontano dal mercato. Vediamo cosa comporta.

1.195 $

Quello che incassi subito, e che è anche il massimo che puoi guadagnare

695.000 $

Il valore che stai assicurando: è l’impegno che ti prendi

70.695 $

Quello che il broker ti blocca sul conto come garanzia

Vendita di una put sull’S&P 500 con prezzo di esercizio 6.950, cioè il 9,8% sotto il livello attuale, scadenza 17 settembre 2026. Prezzo reale sul mercato: denaro 11,80 e lettera 12,10, volatilità implicita del 24,1%, con 16.014 contratti già aperti su quella riga.

Leggi bene la seconda e la terza cifra, perché lì c’è tutto. Ti sei assunto un impegno da 695.000 dollari mettendo sul piatto 70.695 dollari. Il rapporto è di quasi dieci a uno. In gergo si chiama leva finanziaria, e nessuno te la nominerà mai con questo nome.

Perché è importante il rapporto dieci a uno

Se l’indice scende dell’1%, il valore che hai assicurato perde 6.950 dollari. Ma tu di dollari ne hai messi solo 70.695. Quel movimento dell’1% del mercato, sul tuo conto, non pesa l’1%: pesa dieci volte tanto. Funziona in tutte e due le direzioni, con una asimmetria fondamentale: verso l’alto il tuo guadagno si ferma a 1.195 dollari e non sale di un centesimo, verso il basso non c’è nessun fermo.

Se scegli un esercizio a…DistanzaIncassiTi bloccanoResa mensile
7.325 punti−5,0%3.045 $80.367 $3,79%
7.050 punti−8,5%1.495 $71.995 $2,08%
6.950 punti−9,8%1.195 $70.695 $1,69%
6.750 punti−12,4%801 $68.301 $1,17%
6.550 punti−15,0%568 $66.068 $0,86%

La regola è semplice e senza scampo: più lontano scegli il prezzo di esercizio, più raramente perdi, meno incassi. Non esiste una casella in cui incassi tanto e rischi poco. Se qualcuno te la mostra, la casella non è nella tabella dei prezzi: è nella presentazione.

Un dettaglio che vale la pena di notare. Oggi il VIX, cioè l’indice che misura la paura sul mercato, è a 15,4: uno dei valori più bassi degli ultimi anni. Quando la paura è bassa, le assicurazioni costano poco. Vuol dire che oggi stai vendendo la stessa identica protezione di sempre, ma incassando circa la metà di quanto avresti incassato in un mese medio degli ultimi settant’anni. L’ho misurato: la media storica è il 6,2% del capitale impegnato, oggi il mercato ne paga il 3,8%.

Detto in modo scomodo, questo è uno dei momenti meno convenienti degli ultimi decenni per iniziare a fare questo mestiere, non uno dei migliori.

03
Da dove esce il «3% al mese»

Il rendimento non viene dal metodo. Viene dai soldi che ti presta il broker.

Questo è il capitolo più importante del documento. Se ne leggi uno solo, leggi questo.

Rifacciamo la stessa identica operazione di prima, con lo stesso identico incasso, e cambiamo una cosa sola: quanti soldi tuoi metti a garanzia.

Tre barre a confronto: la stessa operazione rende lo 0,42% al mese senza leva, il 3,79% con il margine standard (leva 9,1 volte) e l’11,09% con il margine evoluto (leva 26,7 volte).
Stessa operazione, stesso premio incassato di 3.045 dollari. Cambia solo quanta parte del denaro è tua.

La colonna di sinistra è l’operazione fatta con i piedi per terra: metti a garanzia tutto il valore che stai assicurando, 732.500 dollari, e incassi 3.045 dollari. Fa lo 0,42% al mese. Non è una cifra da brochure. È però la cifra vera.

La colonna centrale è la stessa cosa con il margine che ti concede un broker normale: i dollari che blocchi diventano 80.367 e la resa apparente sale al 3,79% al mese. Non hai incassato un dollaro in più. Hai solo messo meno soldi tuoi sul piatto.

La colonna di destra è quello che succede con il margine evoluto che alcuni broker concedono ai conti sopra una certa soglia: 27.469 dollari bloccati, resa apparente dell’11,09% al mese, e un impegno che vale ventisette volte il capitale.

Quando qualcuno ti mostra un metodo che rende il 3, il 5 o l’8 per cento al mese, non ti sta mostrando una scoperta. Ti sta mostrando lo 0,42% moltiplicato per la leva. La leva è gratis, la sanno usare tutti, e non richiede nessun corso. Quello che richiede esperienza è sopravvivere alla leva.

La regola che vale sempre, in finanza come altrove

La leva è un amplificatore. Non crea rendimento: moltiplica quello che c’è, compresa la parte negativa. Se una strategia rende lo 0,42% al mese e tu la moltiplichi per nove per farla rendere il 3,8%, hai moltiplicato per nove anche il giorno brutto. E il giorno brutto, in questa strategia, non è brutto nove volte tanto: è brutto in modo sproporzionato, per il motivo che vedremo fra due capitoli.

Come verificarlo in trenta secondi, senza fidarti di me

A chi ti propone il metodo, fai una sola domanda: «qual è la leva media della vostra operatività standard, cioè il rapporto fra il valore nominale che assicuro e il capitale che impegno?».

È un numero, non un’opinione. Se ottieni una risposta lunga invece di una cifra, la risposta l’hai già avuta.

04
Il «95% di operazioni vincenti»

È vero. Ed è la cosa meno significativa di tutto il metodo.

Il dato viene sbandierato ovunque, e a differenza di molte altre affermazioni del settore è perfettamente esatto. Ho controllato: dal 1950 a oggi, una put venduta al 10% sotto il mercato è scaduta senza valore nel 98,4% dei mesi.

Il punto è che quel 98,4% non è un risultato: è una definizione. Hai scelto tu una soglia così lontana che il mercato quasi mai la raggiunge. Non c’è nessuna abilità dentro quel numero, non c’è nessun software, non c’è nessun anno di ricerca. C’è aritmetica.

Il gioco che chiarisce tutto

Ti propongo una scommessa: novantotto volte su cento ti do dieci euro, due volte su cento me ne dai cinquecento. Ho una percentuale di successo del 98%. Vuoi giocare?

Il conto è: guadagni 980, perdi 1.000. La percentuale di successo era vera e completamente irrilevante. Quello che conta non è quante volte vinci: è quanto vinci quando vinci e quanto perdi quando perdi.

Istogramma dei risultati mensili della strategia dal 1950 al 2026, su asse verticale compresso: 915 mesi ammassati fra 0 e +25% e una lunga coda sottile di perdite che arriva fino a −127%.
Ogni barra è un mese di borsa vero, dal 1950 al 2026. L’asse verticale è compresso, altrimenti le barre di sinistra non si vedrebbero proprio. Quelle barrette solitarie fra il −60% e il −127% sono ottobre 1987, febbraio 2020, aprile 1970. Sono pochissime. Sono anche le uniche che contano.

Il nome tecnico, per completezza

Questa forma si chiama asimmetria negativa. Il valore misurato su questi dati è −4,6, che nel linguaggio della statistica significa «coda sinistra molto lunga». Tradotto: la strategia produce una lunga fila di piccoli successi rassicuranti, interrotta a intervalli irregolari da un evento che vale, da solo, più di tutti i successi messi insieme.

È esattamente la ragione per cui le testimonianze entusiaste di chi applica questi metodi sono, quasi sempre, del tutto sincere. Chi scrive quelle recensioni non sta mentendo. Sta semplicemente scrivendo prima dell’uragano.

05
Cosa succede se il mercato scende

Nove scenari, con il conto vero che si muove sotto i tuoi occhi.

Mettiamo che tu abbia 100.000 dollari e che tu abbia venduto la put a 7.325 punti, la versione che produce quel 3,8% al mese. Siamo a metà mese: mancano quattordici giorni alla scadenza. Ecco cosa vedi sul conto in ciascun caso.

Cosa succede sul mercatoL’indice va aIl tuo contoIn percentualeServe altro denaro?
Mese tranquillo, indice fermo7.708+2.426 $+2,4%no
Indice +5%8.093+2.996 $+3,0%no
Indice +10%8.479+3.042 $+3,0%no
Solo la paura sale, VIX da 15 a 307.708−4.147 $−4,1%no
Indice −5%7.323−8.441 $−8,4%sì · 29.766 $
Indice −10%6.937−35.387 $−35,4%sì · 77.878 $
Come aprile 2025: −12%, VIX 606.783−50.654 $−50,7%sì · 106.097 $
Come marzo 2020: −20%, VIX 706.166−112.036 $−112,0%sì · 219.612 $
Come ottobre 1987: −25%, VIX 905.781−150.559 $−150,6%sì · 290.877 $

Ogni riga riprezza l’opzione sul nuovo livello dell’indice, sulla nuova volatilità e sui quattordici giorni rimasti, partendo dal premio realmente incassato sul mercato. Il margine richiesto segue le regole standard per le opzioni su indice.

Le tre righe da rileggere

Riga «indice −5%». Un calo del cinque per cento non è una catastrofe: succede più o meno una volta l’anno e nessuno ci fa un titolo di giornale. Eppure il tuo conto perde l'8,4% e il broker ti chiede 29.766 dollari che non hai. Un movimento ordinario di mercato produce una situazione straordinaria sul tuo conto. Questa è la leva.

Riga «marzo 2020». La percentuale è −112,0%. Non è un errore di stampa e non significa che hai perso tutto: significa che hai perso più di tutto. Il conto va sotto zero e resti in debito con il broker. Il capitale non è il tuo limite di perdita, ed è la cosa che quasi nessun principiante sa quando firma.

Riga «solo la paura sale». Questa la metto per onestà, perché rema contro il mio stesso ragionamento: se sale solo la volatilità e il mercato non si muove, perdi il 4,1% e nessuno ti chiede niente. La strategia non è fragile a tutto. È fragile a una cosa sola: al mercato che scende in fretta.

06
La trappola che nessuno spiega

Puoi essere liquidato in perdita da un’operazione che sarebbe finita bene.

È il meccanismo più crudele di tutti, ed è anche l’unico che non trovi spiegato in nessuna pagina di vendita. Vale la pena di capirlo fino in fondo.

Torniamo alla versione prudente: la put venduta a 6.950 punti, il 9,8% sotto il mercato. Immagina che a metà mese l’indice scenda del 10%, arrivando a 6.937. Vediamo le due cose che succedono, contemporaneamente e in direzioni opposte.

−87 $

Quanto avresti perso in tutto, se avessi potuto aspettare la scadenza

−14.204 $

Quanto perdi in quel momento, perché l’opzione va valutata ai prezzi di mercato

33.660 $

Quanto il broker ti chiede di versare entro poche ore, altrimenti chiude lui

La perdita reale dell’operazione, portata a scadenza, sarebbe stata di ottantasette dollari. Praticamente niente: un quattordicesimo di un solo mese di premi. Ma il broker non ti lascia arrivare a scadenza, perché nel frattempo sono successe due cose. E il risultato è che una perdita da 87 dollari te ne costa 14.204: centosessantatré volte tanto.

Prima cosa: l’assicurazione che hai venduto è diventata carissima

La paura sul mercato è esplosa (nel nostro scenario il VIX passa da 15 a 33) e il prezzo di ricomprare la tua opzione è schizzato. Non hai ancora perso quei soldi davvero, ma sul conto compaiono come perdita. È come se ti valutassero la casa il giorno del terremoto.

Seconda cosa, e qui sta il vero inganno: la garanzia richiesta raddoppia

Finché l’opzione era lontana dal mercato, la garanzia era di 70.695 dollari. Ora che il mercato le è arrivato addosso, la stessa opzione richiede 119.456 dollari di garanzia. Il tuo conto vale 85.796 dollari. Mancano 33.660 dollari all’appello.

Quindi il tuo capitale scende proprio nel momento in cui la garanzia richiesta sale. Le due curve si incrociano, e quando si incrociano il broker non telefona per un consiglio: chiude. E chiude nel punto peggiore, che è per definizione il momento in cui tutti stanno chiudendo.

E adesso la parte che fa male davvero. Ho misurato sui dati reali dal 1950: quando il mercato tocca il −10% durante un mese, nel 48,8% dei casi entro fine mese è già risalito sopra quel livello. Quasi una volta su due, quindi, la liquidazione forzata trasforma in perdita definitiva una posizione che sarebbe tornata in utile. Non hai sbagliato l’analisi: sei stato espulso dal tavolo mentre avevi ragione.

È esattamente per questo che le persone che hanno perso soldi con questi metodi raccontano quasi tutte la stessa storia, e sembra sempre incredibile: «il mercato non aveva nemmeno raggiunto il mio livello, e mi hanno chiuso lo stesso». Non è un abuso del broker. È il funzionamento normale di un conto a margine, scritto nel contratto che hai firmato, applicato a una posizione dimensionata troppo grande.

07
Quante volte succede davvero

«Il cigno nero arriva una volta ogni dieci anni.» I dati dicono un’altra cosa.

Ho contato tutte le finestre di un mese di borsa dal 3 gennaio 1950 al 19 agosto 2026. Sono 19.279 sedute. Nessuna stima, nessun modello: conteggio diretto.

Se il mercato scende di…Ci arriva a fine meseLo tocca durante il meseCioè circa
3%15,9% dei mesi31,1% dei mesiogni 3 mesi
5%8,1% dei mesi15,1% dei mesiogni 7 mesi
8%2,9% dei mesi5,5% dei mesiogni 18 mesi
10%1,6% dei mesi3,0% dei mesiogni 2,7 anni
15%0,4% dei mesi0,8% dei mesiogni 11 anni
20%0,2% dei mesi0,4% dei mesiogni 24 anni

Guarda le due colonne centrali, perché la differenza fra loro è il punto. La colonna «a fine mese» è quella che conta se puoi aspettare la scadenza. La colonna «durante il mese» è quella che conta per il tuo conto, perché è quella che fa scattare le richieste di garanzia. La seconda è sistematicamente il doppio della prima.

Un calo del 5% durante il mese capita ogni sette mesi circa. Non ogni dieci anni. E abbiamo visto due capitoli fa che un calo del 5% è già sufficiente a far scattare una richiesta di garanzia da 29.766 dollari sulla versione più remunerativa del metodo.

I dieci mesi peggiori della storia dell’S&P 500

Perché non restino un’astrazione, eccoli con nome e cognome. Ogni riga è un mese in cui chi vendeva put senza protezione adeguata ha smesso di farlo.

A partire dalL’indice ha fattoA partire dalL’indice ha fatto
21 febbraio 2020−33,0%21 giugno 2002−19,4%
26 settembre 2008−30,0%16 agosto 2001−18,3%
25 settembre 1987−28,9%8 luglio 2011−16,7%
5 febbraio 2009−20,0%27 aprile 1962−16,3%
24 aprile 1970−15,1%14 agosto 1974−15,0%

Dieci eventi in settantasei anni. Fanno uno ogni sette anni e mezzo, ed è una media che nasconde il fatto che arrivano a grappoli: 2001 e 2002, 2008 e 2009. Chi ha iniziato nel 2010 ne ha visti due in quindici anni e ha concluso che sono rari. Chi ha iniziato nel 1999 ne ha visti quattro in dieci anni.

08
Il verdetto

La strategia funziona. È il dosaggio che decide se ti arricchisce o ti azzera.

Ventimila simulazioni di dieci anni sui mesi di borsa realmente accaduti dal 1950 — questa volta col meccanismo che decide tutto: se a metà mese il conto non copre la garanzia, il broker liquida e la perdita resta acquisita. Nessun versamento aggiuntivo: la situazione di chi ha un capitale fisso.

Barre della probabilità di azzerare il conto entro dieci anni: zero con leva 0,9 e 2,2 volte, 26,0% con leva 4,5, 86,2% con leva 7,2 e 98,2% con leva 8,9.
Probabilità di azzerare il conto entro dieci anni, per livello di leva. Ventimila simulazioni sui dati reali 1950-2026, con liquidazione forzata e capitale fisso.

A leva piena la rovina non è più un rischio: è l’esito. Il 98,2% dei percorsi si azzera entro dieci anni, e uno su cinque chiude in debito verso il broker. Il colpevole non è il crollo raro ma la liquidazione frequente: con zero cuscinetto il broker chiude d’ufficio nel 72% dei mesi, ogni chiusura blocca una perdita, e il conto muore dissanguato prima che arrivi l’uragano. Dosata a un quarto, la stessa strategia ha rovina zero e rende un solido 11,9% annuo: ottimo, ma non è una rendita mensile.

Come la dosereiLevaRischio di azzerareRendimento realistico
Tutto il capitale a garanzia8,9x98,2%rovina quasi certa; 1 su 5 in debito
Come nell’esempio del capitolo 05 (conto 100.000 $)7,2x86,2%sei percorsi su sette azzerati
Metà del capitale4,5x26,0%uno su quattro azzerato
Un quarto del capitale2,2xquasi zero11,9% all’anno
Un decimo del capitale0,9xzero5% all’anno
Il paradosso da tenere a mente

A leva piena il 98% dei percorsi si azzera. E i pochissimi superstiti hanno, in mediana, meno di quanto avevano all’inizio: circa 46.000 dollari su 100.000.

A questa dose non esiste un esito buono.

E le testimonianze entusiaste? Vengono dal calendario. Sono sincere, e sono scritte nei primi mesi, quando quasi tutti sono in utile: i risultati a un anno e quelli a dieci sono due mondi diversi, e le recensioni abitano tutte nel primo. Chi salta, più avanti, smette anche di parlare.

Per chiudere il cerchio con onestà

Questa strategia ha un vantaggio matematico reale, riconosciuto dalla ricerca: il PutWrite index della borsa di Chicago la replica senza leva dal 1986, con rendimenti simili all’azionario e oscillazioni minori. Non è fuffa e non è un gioco d’azzardo.

Ma quel vantaggio vale una manciata di punti percentuali l’anno. Chiunque ti prometta di trasformarlo in un reddito mensile ti sta, senza necessariamente mentirti, vendendo una leva. E la leva non si impara in un corso: si subisce, di solito una volta sola.

09
Prima di firmare

Otto domande. Se tre restano senza numero, hai la tua risposta.

Non servono competenze tecniche per farle, e non c’è modo di rispondere in modo vago senza che si noti. Portale alla telefonata conoscitiva e prendi appunti.

  1. Qual è la leva media della vostra operatività standard?

    Cioè: valore nominale assicurato diviso capitale impegnato. È un numero puro. Sopra 4 il discorso cambia natura; sopra 8 stai comprando un biglietto della lotteria al contrario.

  2. Applicando il vostro dimensionamento, quanto avrei perso il 16 marzo 2020, il 5 febbraio 2018 e il 7 aprile 2025?

    Tre date precise, tre numeri. Se la risposta è che il sistema di allerta avrebbe evitato l’operazione, chiedi lo storico dei segnali con data e ora, non l’aneddoto.

  3. Su quale broker si opera, e con quali strumenti?

    Opzioni vere quotate in borsa oppure contratti per differenza, dove la controparte è il broker stesso? Non è un dettaglio: nel secondo caso chi ti sta dall’altra parte guadagna quando tu perdi.

  4. Ricevete compensi, provvigioni o rimborsi dai broker che consigliate?

    Domanda diretta, risposta sì o no. Se è sì non è di per sé scandaloso, ma cambia il peso di ogni consiglio successivo.

  5. Esiste un rendiconto certificato del fondatore su questa strategia?

    Estratti conto del broker, mese per mese, non schermate. Chi ha gestito capitali professionalmente sa benissimo cosa significa «track record verificato», e sa produrlo.

  6. Dei vostri allievi, quanti operano ancora dopo ventiquattro mesi, e con che risultato mediano?

    Mediano, non medio: la media la alzano i pochi fortunati. Se non tracciate il dato, ditelo, ed è già un’informazione preziosa.

  7. Il capitale è il mio limite massimo di perdita?

    La risposta corretta è no. Se ti dicono di sì, hanno appena sbagliato la domanda più importante del mestiere che stanno insegnando.

  8. Quanto costa tutto, davvero, e per quanti anni?

    Corso, software, abbonamenti, rinnovi, moduli avanzati. Cifra unica, per iscritto, prima di qualunque impegno. E quali sono le condizioni di rimborso, con quale società e in quale tribunale.

Se dopo tutto questo l’idea ti piace ancora

È una posizione legittima, e non c’è niente di male. Due suggerimenti pratici, gratuiti, che valgono qualunque corso.

Non impegnare più di un quarto del capitale.

È l’unica variabile che separa una rovina fra il 70 e il 98 per cento dallo zero virgola. Nessun’altra scelta conta lontanamente altrettanto.

Esiste la versione già confezionata.

Alcuni strumenti quotati replicano la stessa strategia senza leva, con un costo annuo intorno allo 0,3-0,5%. Rendono quello che la strategia rende davvero. Se quel numero non ti entusiasma più, hai appena scoperto che non stavi comprando un metodo: stavi comprando la leva. Ed era gratis.

Il documento è la parte che si vede. Il lavoro è la catena di calcolo che c’è sotto.

La nota metodologica dice da dove vengono i numeri. Questa dice che strada hanno fatto: due osservazioni reali di mercato in ingresso, 19.279 sedute di borsa da attraversare, ventimila percorsi di dieci anni in uscita, e in fondo le verifiche il cui esito non aiuta la mia conclusione.

  1. 01

    Due osservazioni reali

    La catena parte piccola: due righe del book di Interactive Brokers, rilevate il 20 agosto 2026 sulla scadenza del 17 settembre. Prezzo di esercizio 6.950, denaro 11,80 e lettera 12,10, volatilità implicita 24,1%; prezzo di esercizio 7.325, denaro 30,20 e lettera 30,70, volatilità implicita 18,6%. Su queste due osservazioni reali è calibrata la curva di volatilità usata nei nove scenari e in tutte le simulazioni, con la pendenza riscalata sulla radice del livello di volatilità per non estrapolare in modo assurdo dentro i regimi di crisi. Il riprezzamento è Black-Scholes per opzioni europee su indice, con tasso privo di rischio al 3,75% e rendimento da dividendi all'1,15%. Quattro parametri e due righe di book: con questi, chiunque può rifare la tabella dei nove scenari al dollaro.

  2. 02

    Il conteggio diretto

    L’altro ingresso è la serie storica dell’indice dal 3 gennaio 1950 al 19 agosto 2026, 19.279 sedute: chiusure giornaliere dell’S&P 500, ticker ^GSPC, scaricate da Yahoo Finance il 20 agosto 2026. Con un’onestà in più, perché quasi nessuno la dichiara: prima del marzo 1957 la serie prosegue all’indietro con il composito S&P a 90 titoli. È la convenzione standard, ma va detto. Lì le frequenze non sono stimate: sono contate tutte le finestre di un mese di borsa, su sei soglie di ribasso, e per ognuna escono due colonne distinte — quella raggiunta a fine mese e quella toccata durante il mese, che è sistematicamente il doppio della prima ed è quella che fa scattare le richieste di garanzia. Dalla stessa storia dell’indice arrivano i dieci mesi peggiori, con data e cifra. Misurati sui dati reali dal 1950 anche gli altri due numeri che contano: una put venduta al 10% sotto il mercato è scaduta senza valore nel 98,4% dei mesi, e quando il mercato tocca il −10% durante un mese, nel 48,8% dei casi entro fine mese è già risalito sopra quel livello.

  3. 03

    Le regole della garanzia

    La garanzia richiesta non è una percentuale messa a occhio: è la regola standard per le opzioni su indice ad ampia base, premio più il maggiore fra il 15% del valore dell’indice meno la distanza dal prezzo di esercizio e il 10% del valore del prezzo di esercizio. Ricompare in tre punti diversi: stabilisce quanto capitale blocca ciascuno dei cinque prezzi di esercizio, produce le richieste di denaro dei nove scenari e, dentro le simulazioni, decide se e in quale mese il broker chiude. Accanto c’è il margine evoluto, quello che alcuni broker concedono sopra una certa soglia, stimato con la metodologia di stress usata dalle stanze di compensazione: è la colonna da 27.469 dollari e 11,09% al mese del capitolo 03. E va detto, perché sta nella nota metodologica: i requisiti effettivi variano da broker a broker e sono spesso più severi di così.

  4. 04

    Nove scenari su un conto vero

    Sul caso singolo il calcolo arriva fino in fondo: nove configurazioni di mercato, un conto da 100.000 dollari, quattordici giorni alla scadenza. Ogni riga riprezza l’opzione sul nuovo livello dell’indice, sulla nuova volatilità e sui giorni rimasti, partendo dal premio realmente incassato sul mercato, e in parallelo ricalcola la garanzia. Escono insieme le due cose che contano per chi ha i soldi sul conto: quanto perde e quanto gli chiedono di versare. Con gli stessi due calcoli esce il caso del capitolo 06, che in cifre fa questo effetto: 87 dollari di perdita portando l’operazione a scadenza, 14.204 dollari di perdita ai prezzi di mercato in quel momento, la garanzia che nel frattempo sale da 70.695 a 119.456 dollari, e 33.660 dollari che mancano all’appello.

  5. 05

    I premi storici sono ricostruiti

    Qui sta il punto più esposto di tutto il lavoro, e tanto vale metterlo davanti. Le opzioni sull’S&P 500 esistono in borsa solo dal 1983: i premi dei decenni precedenti non si possono andare a prendere da nessuna parte, e infatti non li ho presi — li ho ricostruiti. Black-Scholes sulla volatilità realizzata dei ventuno giorni precedenti, moltiplicata per 1,15, che è il sovrapprezzo storico di chi vende protezione rispetto alla volatilità poi effettivamente arrivata, con la stessa curva di skew calibrata sul book di oggi. La serie mensile esce da finestre non sovrapposte di ventuno sedute: a ogni apertura si vende la put al 5% (o al 10%) sotto il livello corrente, scadenza a fine finestra, rinnovo il giorno stesso della scadenza sul nuovo livello. Fanno 915 mesi per variante. Due ancore rendono la ricostruzione verificabile invece che opinabile: sul mercato di oggi il premio del modello coincide con quello vero del book, e a leva 1x la serie rende il 5% annuo, in linea con il PutWrite index della borsa di Chicago che dal 1986 fa esattamente questa cosa senza leva.

  6. 06

    Ventimila percorsi

    Poi la scala cambia: ventimila percorsi di dieci anni, costruiti pescando a blocchi di sei mesi dai mesi realmente accaduti, per conservare il raggruppamento dei periodi turbolenti invece di spalmarlo. Dentro c’è il meccanismo che decide tutto: ogni mese il conto viene rivalutato nel punto peggiore realmente toccato dal mercato, con la volatilità gonfiata dallo shock, e se non copre la garanzia richiesta in quel momento la posizione viene chiusa lì, la perdita resta acquisita e il mese dopo si riparte con il capitale rimasto, senza versamenti aggiuntivi. Soglia di rovina al 25% del capitale iniziale. La simulazione gira su cinque dosaggi, da leva 8,9x a leva 0,9x.

  7. 07

    Le verifiche che non aiutano la tesi

    Tre risultati stanno nel documento anche se non rafforzano la mia conclusione. I costi di negoziazione, misurati per capire se il problema fosse lì: 25 dollari su 3.045 di premio, cioè lo 0,8%, quindi no, non è lì. Il dato di vendita più sbandierato del settore, verificato invece che contestato: una put venduta al 10% sotto il mercato è scaduta senza valore nel 98,4% dei mesi dal 1950, ed è esatto. E fra i nove scenari c’è la riga «solo la paura sale», che nel documento è dichiarata per quello che è: rema contro il mio stesso ragionamento, perché se sale la volatilità e il mercato non si muove perdi il 4,1% e nessuno ti chiede niente. La strategia non è fragile a tutto: è fragile a una cosa sola.

  8. 08

    Dove il modello resta ottimista

    Tre ipotesi giocano a favore della strategia che sto criticando, e sono scritte: il punto peggiore è misurato sui prezzi di chiusura mentre i minimi durante la giornata sono più profondi; l’aumento di volatilità nei crolli è tarato per difetto rispetto a marzo 2020; la garanzia usata è quella regolamentare, mentre i broker applicano requisiti interni più severi e liquidano senza preavviso. Poi ci sono due varianti calcolate apposta. Irrobustendo l’ipotesi sull’aumento di volatilità nei crolli, la rovina a leva piena passa dal 98,2% al 99,1% e quella dell’esempio del capitolo 05 dall'86,2% al 90,9%. Togliendo la liquidazione forzata, cioè immaginando qualcuno che versa denaro fresco a ogni richiesta di garanzia, la rovina a leva piena scende al 28-32%: è il limite inferiore teorico, non la realtà di chi ha un capitale fisso, ed è pubblicata anche se indebolisce quello che sostengo. Il numero esatto dipende dal modello; la sostanza no.

Quello che si scarica sono nove capitoli e una nota metodologica, in due lingue. Sotto ci sono due osservazioni reali di mercato, tutte le finestre di un mese contate su 19.279 sedute, nove scenari riprezzati uno per uno, ventimila percorsi di dieci anni con la liquidazione forzata dentro, cinque dosaggi e due varianti. Il PDF è l'output visivo, non il lavoro. È backtesting che senza l’AI non sarei mai riuscito a fare: un lavoro molto lungo, nato in una chat con Claude. Per questo la nota sta fra i progetti AI, e non solo fra le cose che ho scritto.

Da dove vengono questi numeri.

Ogni cifra della nota è verificabile. Qui ci sono le fonti, le regole di calcolo e — soprattutto — i punti in cui il modello resta ottimista.

Dati di mercato

S&P 500 a 7.707,98 e VIX a 15,4, chiusura del 19 agosto 2026. Serie storica dell’indice dal 3 gennaio 1950 al 19 agosto 2026, pari a 19.279 sedute: chiusure giornaliere dell’S&P 500 (ticker ^GSPC) scaricate da Yahoo Finance il 20 agosto 2026. Prima del marzo 1957 la serie prosegue all’indietro con il composito S&P a 90 titoli, come da convenzione.

Prezzi delle opzioni

Rilevati direttamente dal book di Interactive Brokers il 20 agosto 2026 sulla scadenza del 17 settembre. Sul prezzo di esercizio 6.950: denaro 11,80, lettera 12,10, volatilità implicita 24,1%. Sul 7.325: denaro 30,20, lettera 30,70, volatilità implicita 18,6%. Il riprezzamento è Black-Scholes per opzioni europee su indice, con tasso privo di rischio al 3,75% e rendimento da dividendi all’1,15%. La curva di volatilità usata negli scenari e nelle simulazioni è calibrata su queste due osservazioni reali, con pendenza riscalata sulla radice del livello di volatilità per non estrapolare in modo assurdo dentro i regimi di crisi.

Costi di transazione

Una verifica che va segnalata perché smentisce un sospetto ragionevole: la differenza fra prezzo di acquisto e di vendita su queste opzioni è minima, 25 dollari su 3.045 di premio, cioè lo 0,8%. Il mercato delle opzioni sull’S&P 500 è fra i più liquidi al mondo e i costi di negoziazione non sono, qui, un problema. Tutto quello che c’è da temere in questa strategia sta nella leva, non nelle commissioni.

Garanzie richieste

Regole standard per le opzioni su indice ad ampia base: premio più il maggiore fra il 15% del valore dell’indice meno la distanza dal prezzo di esercizio, e il 10% del valore del prezzo di esercizio. Il margine evoluto è stimato con la metodologia di stress usata dalle stanze di compensazione. I requisiti effettivi variano da broker a broker e sono spesso più severi.

Simulazioni

La serie mensile che alimenta tutto nasce da finestre non sovrapposte di 21 sedute: la put si vende al 5% (o al 10%) sotto il livello di apertura, scade a fine finestra e si rinnova il giorno della scadenza — 915 mesi per variante. I premi storici sono ricostruiti col modello, perché le opzioni sull’S&P 500 sono quotate solo dal 1983: Black-Scholes sulla volatilità realizzata dei 21 giorni precedenti moltiplicata per 1,15, con lo skew di cui sopra. Su questa serie girano ventimila percorsi di dieci anni, costruiti pescando a blocchi di sei mesi dai mesi realmente accaduti, per conservare il raggruppamento dei periodi turbolenti. Le simulazioni includono la liquidazione forzata: in ogni mese il conto viene rivalutato nel punto peggiore realmente toccato dal mercato, con la volatilità gonfiata dallo shock; se non copre la garanzia richiesta in quel momento, la posizione viene chiusa lì e la perdita resta acquisita, e il mese successivo si riparte con il capitale rimasto, senza versamenti aggiuntivi. Soglia di rovina al 25% del capitale iniziale.

Dove il modello resta ottimista

Tre ipotesi restano ottimistiche: il punto peggiore è misurato sui prezzi di chiusura, mentre i minimi durante la giornata sono più profondi; l’aumento di volatilità nei crolli è tarato per difetto rispetto a marzo 2020; e la garanzia usata è quella regolamentare, mentre i broker applicano requisiti interni più severi e liquidano senza preavviso. La versione senza liquidazioni — cioè con qualcuno che versa denaro fresco a ogni richiesta di garanzia — dà una rovina del 28-32% a leva piena: è il limite inferiore teorico, non la realtà di chi ha un capitale fisso.

Controprova del modello

Alla leva più bassa rende il 5% annuo, in linea con il PutWrite index della borsa di Chicago, che replica questa strategia senza leva dal 1986. Un’ultima obiezione prevedibile merita risposta: i filtri sul regime di volatilità («operare solo quando gli indicatori sono tranquilli») migliorano la selezione dei mesi, ma non cambiano la matematica del dosaggio — febbraio 2018, febbraio 2020 e i giorni precedenti aprile 2025 sono partiti tutti da regimi di volatilità bassa o normale.

Un’avvertenza sulla precisione

Irrobustendo l’ipotesi sull’aumento di volatilità nei crolli, la rovina a leva piena passa dal 98,2% al 99,1%, e quella dell’esempio del capitolo 05 dall’86,2% al 90,9%. Il numero esatto dipende dal modello; la sostanza no. Nessuna cifra di questo documento va letta come una previsione al decimale.

Che cosa questo documento non è

Non è una consulenza finanziaria, non è una raccomandazione a fare o non fare alcuna operazione, e non è un giudizio su nessuna società o persona in particolare. È la descrizione tecnica di come si comporta una precisa strategia in opzioni. Ogni investimento comporta rischi, compresa la perdita integrale del capitale e, nel caso specifico qui descritto, anche oltre. Prima di operare, valuta la tua situazione e, se serve, rivolgiti a un professionista abilitato.

Se resta una frase sola

Non è la strategia a essere pericolosa, è la dose.

La stessa identica operazione, fatta con un quarto del capitale invece che con tutto, passa da una rovina quasi certa a praticamente zero. Non serve un corso per capirlo, e nessun corso può sostituirlo.

Nicola Giunchi · nicolagiunchi.it · agosto 2026